martedì 3 aprile 2012

Fari italiani e stranieri

Scultopitture in legno

Devo alla giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno

Enrica Simonetti, autrice di tre libri sui fari, se oggi i fari

sono un punto di riferimento della mia vita artistica .

Durante una sua visita nei primi mesi 2007 nella mia

”Officina delle idee” mi chiese se ero capace

di realizzare i fari con la mia tecnica.

Per me, essendo un ariete, la presi come una

provocazione e con caparbietà  realizzai 20 opere

misura 40x50 e che presentai con una mostra

nel faro borbonico di Bari nel mese di maggio 2007.

Nel 2008 in Lussemburgo (Anno Europeo della cultura)

presentai un Progetto sui fari (120 pezzi) che fu accettato dalla

commissione esaminatrice

La mostra fu organizzata dal CLAE a Dudelange – Lussemburgo

Torre de Babel

dal 10 al 30 giugno con la presentazione e partecipazione di

Enrica Simonetti, che presentò il suo  libro sui fari

“LAMPI E SPLENDORI”

alcune foto della mostra

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sotto un articolo scritto da Enrica Simonetti e pubblicato sulla

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

 

La prima cosa che ti balena agli occhi è il colore: quello del mare di Monopoli o del cielo nelle giornate in cui spira il vento e l’azzurro è terso come si vede solo nei cartoni animati. Poi, guardando, con maggiore attenzione, ci si accorge che le sculto pitture di Pasquale Scidurlo hanno molto più del colore e cioè le sagome, la profondità, il paesaggio, la voglia di indagare oltre la pietra, oltre l’acqua, oltre la campagna e le punte dei campanili.
Se fossimo al cinema, le opere di Linos sarebbero perfetti 3D: non illusioni ma realtà, eppure presentate con quell’aria sognante che fa di una finestra aperta sulla masseria un affaccio sul mondo, sul nostro Sud sospeso tra aria e arte, tra luoghi finiti fatti di muraglie pietrose e spazi che possono sembrare senza confini.
Il legno che Scidurlo lavora a mano nella sua bottega prende forma e colore. Diventa un muro chiarissimo su cui s’inerpica l’immaginazione, un faro che s’accende nel buio, un cielo senza nuvole profumato di mare. Cartone e legno, tutti materiali riciclati, capaci di costruire le uniche cose che l’industria non può produrre: la magìa dell’arte, il sogno.

Enrica Simonetti – Giornalista

Personale Faro Borbonico - Bari

ll padrone del faro non è il mare, né quel pezzo di costa su cui esso “insiste” fisicamente.

Né terra né acqua: ovunque si trovino, i fari sembrano luoghi di confine tra il mare e la civiltà, tra il sogno e la realtà.

C’è chi dice che siano isole di luce e chi invece li considera come le “cattedrali” degli scogli. Con le sue “scultopitture” in legno, linos è riuscito ad interpretare la vera essenza delle lanterne e cioè la semplicità, l’essenzialità delle torri sul mare, che sono luoghi misteriosi , ma angoli di paradiso e di colore , di vita quotidiana e di solitaria naturalità.

Forse il padrone del faro è il cielo. E l’azzurro che domina questa collezione di “scultopitture” è un azzurro naif, l’unico capace di raccontare l’atmosfera “sospesa” del faro, un po’ luce e un po’ ombra, a metà strada tra solitudine e il senso di pienezza della natura. E’ lei la protagonista di questa affascinante serie di opere, che nascono dalla passione di linos per le atmosfere di mare: lo scultore e pittore , artista poliedrico e sensibilissimo, ha ricostruito nella sua bottega un viaggio attraverso i fari del Sud, cercando per ogni faro la sua caratteristica: ora la pianta di fico d’india, ora il rosso intenso della torre, ora la cattedrale che s’intravede dall’orizzonte.

E’ stato emozionante veder nascere passo dopo passo queste opere nella bottega monopolitana linos . Il legno, materiale usato dall’artista, è solo apparentemente lontano dall’atmosfera “liquida” dei fari: perché l’artista ha saputo ricondurlo alla sua plasticità

La “fatica” di Pasquale Scidurlo nel costruire la sua opera d’arte ricorda quel lavoro “legnoso” degli artigiani del mare, i “mest d’asc” che costruiscono le barche, che creano dal legno il viaggio per mare. Anche linos ha creato dal legno il viaggio della fantasia e realisticamente naif - i suoi fari in legno sembrano già profumare di salsedine.

“Lampi e splendori” è il gioco di luci ed ombre che fa parlare un faro: un linguaggio che ogni uomo di mare sa interpretare. E linos ha dimostrato che anche il linguaggio dell’arte può tradurre i “dialoghi” misteriosi che avvengono oltre le spume delle onde.

Enrica Simonetti

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 3 MAGGIO 2007

Personale Faro Borbonico – Bari

. Il legno e i toni del blu ricordano a tratti le barche dei pescatori e tutta la mostra dal titolo «Lampi e splendori», che fa l'eco al libro laterziano sui fari del sud di Enrica Simonetti - è il simbolo di un viaggio attraverso le lanterne del Mezzogiorno.

.Ci sono i fari pugliesi, quelli calabresi, quelli campani che dialogano dalle isole di Capri e Ischia. Torri solari e torri notturne: la fantasia di Scidurlo si è sprigionata nella tecnica e nella prospettiva. Ecco il faro di Trani con la cattedrale sullo sfondo, ecco Bari e Punta S. Cataldo in notturno. E poi Vieste, Capo Palinuro; il bianco candido del faro di Torre Canne e le strisce bianche e rosse della torretta di Monopoli, che è a due passi dalla bottega in cui «linos» ha immaginato e creato i suoi fari.

L'artista, Pasquale Scidurlo, ama il mare. Ma ama soprattutto la natura, tanto che le sue opere sono state anche quella serie di pannelli che raffigurano masserie pugliesi, opere esposte ad aprile a Polignano. Il Linos pittore è tutt'uno con il Linos scultore: nascono così questi pannelli modernissimi, che hanno la sagoma dei castelli, dei trulli, degli affacci sul mare e il colore della fantasia. È proprio il sogno la dimensione in cui Scidurlo ama creare. Un artista poliedrico, che passa da una tecnica all'altra mantenendo il suo comune denominatore: il colore acceso, quasi irreale. Le forme cromatiche simboliche che accennano a sagome di fiori sono tutt'uno con le scultopitture in legno, in cui il pittore e scultore monopolitano riproduce paesaggi con la propria personale interpretazione cromatica.

Case e torri sul mare. Scorci di vita appartata tra la salsedine e la terra: senza confine.

La mitologia del faro rivive in questa serie di opere in mostra al Faro Borbonico. E la bellissima torre in pietra che campeggia sul molo che Ferdinando Il fece progettare dall'ingegnere napoletano Luigi Giordano (nel 1853) sembra il luogo ideale di chi ama il mare, ma soprattutto la vita del mare. Il presidente dell'associazione «Mar di levante», Nicola Scattarelli o il velista Francesco Lorusso e i tanti altri che hanno hanno fatto di questo piccolo avamposto sul molo storico del porto una fucina dì iniziative: dagli incontri di lettura alle lezioni di vela. Tutto nel nome del mare.

La mostra di Bari sarà aperta ogni sera dalle 17 alle 22. (r. c.)

 

Sotto una parte dei fari presentati a Dudelange-Lussemburgo

nel 2008 Anno Europeo della Cultura

 

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Villa S.Giovanni – Calabria

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Isola dei Cavoli

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Isolotto palmanova – arcipelago toscano

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Napoli – Campania

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Capo Razzoli - Sardegna

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Punta sottile – isola di favignana

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Capo Suvero - Calabria

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Capel rosso – Isola del giglio

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Capo Sandalo - Sicilia

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Punta Alice - Calabria

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Capo d’Anzio- Lazio

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Capo Favaro

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Isola del Tino - Liguria

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Faretto di Ischia

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Faro Borbonico - Bari

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Lanterna di Genova

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Capo Spartivento - Sardegna

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Den Elder – Irlanda del nord

 

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Camaret - Francia

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Faretti con base d’appoggio

altezza cm. 13

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